Carlo Volpe (1926-1984), storico dell’arte italiana tra i più autorevoli del secondo Novecento, è stato uno dei più rigorosi interpreti del metodo filologico appreso da Roberto Longhi. Ha tenuto la cattedra di Storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università di Bologna dal 1974 al 1984 ed è stato il primo direttore del Dipartimento delle Arti Visive, nato dal precedente Istituto di Storia dell’Arte, nel 1982. Tra i suoi contributi più importanti, le monografie La pittura riminese del ’300 (1965) e Pietro Lorenzetti (postuma 1989), gli articoli dedicati a Giuseppe Maria Crespi (1957), ai pittori ferraresi a Bologna (1958), a Guido Reni (1954), ad Annibale Carracci (1959), a Giacomo Ceruti (1963), al Maestro di Figline (1973), a Paolo Uccello (1980), oltre alla partecipazione a progetti editoriali fondamentali come i volumi sulle basiliche di San Giacomo Maggiore (1967) e di San Petronio (1983-84) e la Storia dell’arte italiana Einaudi, cui destinò l’importante saggio Il lungo percorso del ‘dipingere dolcissimo e tanto unito’ (1983). Per Pendragon sono usciti i suoi saggi Scritti sull’arte dell’Ottocento e del Novecento (2026).